Copyright 2019 - Custom text here

Restauro dell'Orto e del Vigneto

Nell’estate del 2016 è stato studiato e definito un piano di "Restauro” del Vigneto per recuperare il patrimonio storico ed economico costituito dal Vigneto stesso: il criterio guida di tale “Restauro” doveva essere l’adozione delle tecniche agronomiche originarie (o quantomeno quelle che documentate di fine Ottocento e metà Novecento le cui vestigia sono giunte fino ai giorni nostri) e degli usi della tradizione contadina locale, ovverosia:

  • Impiantare nuove viti (barbatelle) di vitigni autoctoni per colmare le lacune nei filari e sostituire le piante improduttive, incrementando così di 210 unità il numero complessivo delle viti , portandolo ad un totale di 372 n° 75 Bianchetta n° 100 Vermentino n° 35 Dolcetto
  • Ripristinare la forma di allevamento originaria a controspallera e potatura alla Guyot: oltre alla documentazione iconografica anche la combinazione vitigno-fertilità del terreno ed il sesto d’impianto (interfilare 1,6 m intrafilare 0,8 m circa) nonché la configurazione dei filari superstiti confermano l’uso di questa tecnica applicata molto probabilmente nel reimpianto post fillosserico
  • In conseguenza della scelta dei vitigni e della forma di allevamento adottata, allestire nuove strutture di sostegno lignee - in sostituzione delle esistenti in ferro e cemento CAV - secondo il modulo base di seguito raffigurato.

E' stato inoltre ripulito e riorganizzato l'Orto

vigneto

 

I lavori sono stati portati a termine come segue:

 

Restauro dei Muri dell'Orto e del Convento

Già nella parola che lo definisce, ORTO è racchiusa la sua essenza: l’anima dell’ORTO sono i muri di cinta che lo delimitano ed i muri di terrazzamento che, modellando la superficie e il profilo altimetrico e ne permettono la coltivazione.

Ora, questi muri - realizzati a partire dai primi anni del 1600 con la fondazione del Convento, per essere poi, nella seconda metà dell’Ottocento, completati nell’estensione e nell’aspetto attuali - sottoposti alle naturali ingiurie del Tempo, necessitano di improcrastinabili opere di manutenzione e restauro.

A Marzo 2016, i Muri di cinta si presentavano strutturalmente abbastanza in ordine eccetto:

  • l’avanzato degrado della parte sommitale dovuta alla scomparsa della cimasa in ardesia che coronava,
    proteggendola, la testa muro
  • l’ammaloramento generalizzato dell’intonaco esterno ed alla completa scomparsa dell’intonacatura della faccia interna.

I Muri di terrazzamento erano in queste condizioni:

muro1 muro2 muro

 

  • per il 30% del totale erano diruti,
  • per il 30% presentavano strapiombamenti e spanciature che presagivano un imminente collasso,
  • per il 15% con fratture e rigonfiamenti vistosi ma ancora sopportabili dalla struttura,
  • per un 5% con lesioni da monitorare,
  • per il restante 20% staticamente in buono stato.

Ad Aprile 2016 è stato avviato un programma di emergenza, dando priorità alle situazioni di massimo degrado, ovverosia alla ricostruzione di parte dei Muri di Terrazzamento crollati e di quelli prossimi al collasso.
Ciò con l’obiettivo, non solo di recuperare il patrimonio storico ed economico costituito dai manufatti stessi, ma anche di restituire alla coltivabilità le parti dell’orto rese improduttive dai muri diruti e dalla retrostante terra franata.

La ricostruzione è stata attuata secondo le tecniche tradizionali storiche:

muro3 muro5 muro4

 

  • per i muri di altezza fino ad 1,2 m, completamente “a secco”, senza l’uso di leganti se non l’uso di terra come allettamento dei corsi orizzontali del muro
  • per i muri di altezza maggiore, parzialmente a secco, con l’uso - non a vista sul prospetto del muro - di malta di allettamento di calce idraulica naturale NHL5 e con l’applicazione dei criteri di buon senso contadino, quali l’arte del riutilizzo dei materiali locali a disposizione (anche quelli apparentemente “di scarto”) quindi :
  • recuperando gli elementi lapidei che costituivano i muri preesistenti
  • inserendo nella parte tergale dei muri un adeguato pacchetto di drenaggio costituito dagli elementi lapidei di sfrido delle lavorazioni di costruzione
  • livellando la superficie del terrazzamento e mondandolo dai residui pietrosi (anch’essi da riutilizzare per il drenaggio tergale del muro) in modo da migliorare la lavorabilità del terreno e quindi la sua produttività.

Superata l’emergenza, rimangono da effettuare le attività di restauro, comunque strettamente necessarie, da programmare per il prossimo futuro:

per i Muri di cinta:

  • la ripresa degli intonaci
  • il ripristino delle parti sommitali con rifacimento della cimase in ardesi:

per i Muri di terrazzamento:

  • la ricostruzione di quello diruto nel terrazzamento sud
  • il rifacimento del muro lesionato alle spalle dell’edificio conventuale.

 

f t g m

2bottom

1bottom

3bottom